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Music Circus - Welcome To The Show!

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mercoledì 16 giugno 2010

DIRE STRAITS - BROTHERS IN ARMS (1985)

Pubblicato da Andriy 203/A alle mercoledì, giugno 16, 2010 Etichette: 1985, Rock
Forti del successo con album di assoluto valore come l'omonimo Dire Straits, o Making Movies, una delle band più importanti del panorama rock come i Dire Straits si impogono a metà degli anni 80 con il loro capolavoro, o forse meglio dire il loro lavoro più famoso, con oltre 35 milioni di copie vendute, diventando il disco più venduto in UK nel 1985 (e uno dei 5 dischi più venduti nella storia sempre in UK). Brothers In Arms, che segna la consacrazione vera e propria del gruppo, guidato dal suo ormai famoso leader, Mark Knopfler, chitarrista e cantante dalle qualità innate, con quel suo gusto sempre unico nel creare delle splendide canzoni e melodie pur non snaturando il sound rock del gruppo.

Il disco si sviluppa attraverso i classici stilemi della band, con la chitarra magica di Knopfler a guidare tutti supportata questa volta da un uso sempre più massiccio di tastiere e sintetizzatori come nella briosa e allegra Walk Of Life, famosissima hit del gruppo col suo refrain ormai diventato storico insieme all'intro eseguito dai sintetizzatori. La chitarra di Knopfler è comunque sempre presente come nel boogie rock dell'opener So Far Away, o nella successiva Money For Nothing, con i suoi synth in evidenza e la chitarra distorta, altro classico della band che, quasi a pagare dazio alla leggera somiglianza del ritornello con Don't Stand So Close To Me dei Police vede proprio lo stesso Sting a prestare la propria voce nell'intro e nel chorus. (Da aggiungere, che la canzone presenta una forte critica al consumismo esagerato di quel periodo, e risulterà essere la canzone cui videoclip fu il primo in assoluto ad essere trasmesso in UK nel 1987). Non mancano i momenti rilassanti e romantici, quali Your Latest Trick, canzone struggente quasi strumentale un po' retrò nel suono grazie alla aggiunta sapiente del sax, o dalla "ninna-nanna" Why Worry, in cui la chitarra e la voce sottile di Knopfler si fondono con le tastiere di un bravissimo Alan Clarke fino alla lunga parte finale tutta strumentale. Spazio anche ai percussionisti nella tribale Ride Across The River, in cui hanno spazio anche i corni suonati da Michael Brecker e Malcom Duncan, e alla chitarra acustica di Knopfler in The Man's Too Strong, dal sapore folk-country e con degli stacchi elettrici quasi in contrapposizione al cantato lento di Mark, che ne fanno quasi un'ottima colonna sonora per un film western all'americana. Si torna al rock più classico con One World con le sue ottime tessiture di chitarra elettrica di sottofondo, prima di arrivare alla conclusione dell'album, affidata alla titletrack, Brothers In Arms. La canzone dove la grandezza della chitarra di Mark Knopfler crea un atmosfera epica, trascinante. Il tema trattato è quello degli orrori della guerra, e quale miglior mezzo di comunicazione della chitarra elettrica che tesse magici assoli e melodie che solo un artista completo come Knopfler può creare. Emblema della raffinatezza che questo musicista è riuscito a creare nel corso degli anni, grazie a questa fusione di rock classico, blues e folk, un disco da avere, ascoltare e risentire, senza temere mai di rimanere nauseati.

Tracklist:
  1. So Far Away
  2. Money For Nothing
  3. Walk Of Life
  4. Your Latest Trick
  5. Why Worry
  6. Ride Across The River
  7. The Man's Too Strong
  8. One World
  9. Brothers In Arms
Lineup:
Mark Knopfler - Vocals, Guitars
John Issley - Bass, Background Vocals
Alan Clarke - Keyboards
Guy Fletcher - Keyboards, Background Vocals
Terry Williams - Drums

Musicisti addizionali:
Sting - Voce in "Money For Nothing"
Jack Sonni - Guitars
Toni Levin, Neil Jason - Bass
Michael Brecker, Malcom Duncan - Sax
Omar Hakim - Drums
Jimmy Maelen - Percussions
Randy Brecker, Dave Plews - Hornes
Michael Mainieri - Background Vocals

Alcuni Video:
MONEY FOR NOTHING
WALK OF LIFE (LIVE WEMBLEY 85)
WHY WORRY
THE MAN'S TOO STRONG
BROTHERS IN ARMS (LIVE)
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lunedì 14 giugno 2010

RAMMSTEIN - MUTTER (2001)

Pubblicato da Andriy 203/A alle lunedì, giugno 14, 2010 Etichette: 2001, Industrial Metal
Terzo disco per la band teutonica, Mutter rappresenta la loro consacrazione in ambito commerciale e mondiale, dando finalmente quel successo che Lindemann e Co. meritavano soltanto per il fatto di essere così fermamente convinti nel cantare nella loro lingua madre, il tedesco, non proprio facile come lingua da adottare in ambito musicale. Se da un lato però la lingua tedesca risulta alla massa incomprensibile, con conseguente poco interesse ai testi, dall'altro è un punto di forza, elemento che permette di far risaltare una certa cattiveria e potenza nel sound generale della band. C'è da aggiungere che il loro industrial metal è sempre meno puro, con molti riffoni di chitarra in puro stile heavy metal e pochi riferimenti all'elettronica, che comunque permane per tutto il disco. Molto probabilmente Mutter è proprio l'unione perfetta tra l'industrial e l'heavy metal. Le canzoni musicalmente sono dei schiacciasassi, con i riff della premiata ditta Kruspe-Landers, sempre presenti e direi "possenti", con una solida e selvaggia base ritmica dettata da Olivier Riedel al basso e da Christoph Schneider alla batteria. Ottimi i vari effetti elettronici con tutte le sperimentazioni del caso affidate a Christian Lorenz, in pieno stile Tanz Metall (termine coniato dal gruppo stesso per definire il proprio sound, appunto l'unione del metal con l'elettronica). Il disco spazia dall'opener quasi epica Mein Herz Brennt fino alle più dirette e dure Ich Will, Sonne o Feuer Frei con un Lindemann sempre sugli scudi, col suo cantato aggressivo pronto a dettare i ritmi. Non mancano episodi più calmi come la titletrack Mutter ("madre") o la conclusiva Nebel in cui la band sembra quasi prendersi dei momenti di riposo prima di riprendere a picchiare duro. Nonostante varie accuse di essere banali e di dare poca importanza ai testi, i Rammstein introducono in questo dico varie tematiche poetiche citando autori più o meno famosi, un modus operandi che continuerà per i dischi successivi. Altra nota di merito alla produzione, impeccabile in questo caso nel dare il giusto apporto sonoro alle chitarre, alle tastiere e alla stessa voce di Lindemann per un risultato davvero ottimo. Un album che ha portato agli occhi di tutti il nome Rammstein, di cui sono stati estratti ben cinque singoli e che è riuscito nell'intento di unire fan di generi musicali diversi quali il metal, l'elettronica, e perché no anche il gothic.


Tracklist:
  1. Mein Herz Brennt
  2. Links 2-3-4
  3. Sonne
  4. Ich Will
  5. Feuer Frei!
  6. Mutter
  7. Spieluhr
  8. Zwitter
  9. Rein Raus
  10. Adiòs
  11. Nebel
Lineup:
Till Lindemann - Vocals
Richard Z. Kruspe - Guitars
Paul H. Landers - Guitars
Olivier Riedel - Bass
Christoph Schneider - Drums
Christian Lorenz - Keyboards

Alcuni Video:
SONNE
ICH WILL
LINKS 2-3-4
NEBLE
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sabato 12 giugno 2010

CELINE DION - FALLING INTO YOU (1996)

Pubblicato da Andriy 203/A alle sabato, giugno 12, 2010 Etichette: 1996, Pop
Non si può iniziare a commentare un disco di un artista di questa caratura e importanza senza prima dare qualche numero che dimostri quanto Celine Dion, una delle voci più belle che il panorama della musica mondiale abbia mai avuto, sia riuscita ad ottenere in termine di vendite e premi. Con oltre 231 milioni di dischi venduti, innumerevoli riconoscimenti e premi come: 7 Billboard music awards, 2 Academy Awards, 6 Grammy Awards, 12 World Music awards, 21 Juno Awards, 3 Golden Globe e vari primati tra cui: unica cantante ad aver radunato più di 90.000 persone in un solo concerto e unica artista femminile ad avere due album che hanno venduto più 31 milioni di copie ciascuno. Uno di questi due album è per l'appunto Falling Into You.

Ventunesimo album della cantante canadese, il disco è un tripudio della musica pop che porterà lo stesso album a rimanere per ben
31 settimane nella top 10 della Billboard 200 Chart (primato condiviso solo da Thriller di Michael Jackson e Jagged Little Pill di Alanis Morissette). Grazie al contributo in fase di registrazione e produzione di artisti famosi in tutto il mondo come David Foster, Aldo Nova, Diane Warren, Jean Jacque Goldman ecc. il disco è un capolavoro del soft-pop con ogni canzone che può essere considerata potenzialmente come una hit, capace di scalare le classifiche e girare ininterrottamente per radio. Ed ecco che abbiamo il trionfo delle canzoni d'amore, guidate da linee di piano come la cover di Jim Steinman It's All Coming Back To Me o la famosissima All By Myself (cover di Eric Carmen) con una prestazione vocale da oscar da parte della Dion. Il singolo più venduto dell'album rimane comunque Because You Loved Me, una delle canzoni più vendute nel 1996 e più passate in radio, una struggente ballad dove la cantante porta magicamente in musica tutti i ringraziamenti che un una persona innamorata possa fare alla persona che ha al proprio fianco, ringraziandola per l'amore che trasmette, unico motore della propria vita. Il disco continua con varie cover sempre reinterpretate in modo impeccabile dal soprano canadese come (You Make Me Feel Like) A Natural Woman (cover di Carole King), Falling Into You (di Marie Claire d'Ubaldo, che varia un po' dalla classica pop song, aggiungendo un sax ad accompagnare la musica), e River Deep, Mountain High (cover di Tina Turner) passando per canzoni come Seduces Me dove a supporto della splendida Celine abbiamo un accompagnamento stupendo in chitarra acustica che rende la canzone una vera perla, canzoni dance pop come Make You Happy o nella uptempo Declaration Of Love, dove vediamo tutta la potenza, la duttilità e l'agilità della voce della Dion in canzoni più movimentate e ritmate. Vi sono anche tre canzoni che sono in pratica le versioni in inglese di canzoni già pubblicate nel precedente D'eux, in lingua francese: If That's What It Takes (Pour Que Tu M'Aimes Ancore), I Don't Know (Je Sais Pas), e Fly (Vole) dedicata alla nipotina Katrine morta di fibrosi cistica.
Album da avere assolutamente per tutti gli amanti della musica pop ma non solo, per tutti gli amanti della buona musica, delle splendide voci che riescono a toccarti il cuore in un esplosione di emozioni.


Tracklist:
  1. It's All Coming Back To Me (cover Jim Steinman)
  2. Because You Loved Me
  3. Falling Into You (cover Marie-Claire d'Ubaldo)
  4. Make You Happy
  5. Seduces Me
  6. All By Myself (cover di Eric Carmen)
  7. Declaration of Love
  8. Dreamin' Of You
  9. I Love You
  10. If That's What It Takes
  11. I Don't Know
  12. River Deep, Mountain High (cover Tina Turner)
  13. Call The Man
  14. Fly
Lineup:

Celine Dion - Vocals

Musicians: Aldo Nova, Todd Rundgren, David Foster, Fonzi Thorton, Sheila E., Ottman Liebert
Producers: David Foster (Barbra Streisand, Billy Joel, Paul McCartney, Neil Diamond), Jim Steinman (Meat Loaf, Bonnie Tyler), Humberto Gatica (Michael Jackson, Aretha Franklin, Robert Palmer), Rick Wake (Mariah Carey)

Alcuni Video:
IT'S ALL COMING BACK TO ME
BECAUSE YOU LOVED ME (Live Memphis)
SEDUCES ME
DECLARATION OF LOVE (Live Memphis 97)
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YES - CLOSE TO THE EDGE (1972)

Pubblicato da Andriy 203/A alle sabato, giugno 12, 2010 Etichette: Progressive Rock
Jon Anderson, Steve Howe, Rick Wakeman, Bill Bruford e Chris Squire. La formazione perfetta di una delle band più importanti e storiche del panorama progressive anni 70 e del rock in generale. Più comunemente chiamati Yes, la formazione inglese, ha rivoluzionato il mondo della musica rock dando alla luce degli album intrisi di tecnicismi e virtuosismi mai banali, melodie ricercate, orchestrazioni e tastiere in evidenza, tematiche di un certo spessore, creando quel Progressive Rock che sarebbe stato un modello di esempio per moltissime band in futuro (vedi Dream Theater in primis). In questo periodo, a rendere la musica quasi un opera d'arte, gli Yes non erano però gli unici esponenti di spicco, ma vi troviamo altre importanti band (soprattutto dalla Gran Bretagna) quali i Genesis, King Crimson, Emerson Lake & Palmer, Van Der Graaf Generator e nel nostro paese band quali la PFM, il Banco del Mutuo soccorso.

Gli Yes nel 1972 venivano già dal loro più grande capolavoro che risponde al nome di Fragile, con la famosa Roundabout (citata nel film School of Rock, dove Jack Black consiglia al suo giovane allievo tastierista di "studiarsi" la suddetta canzone per capire in pieno cosa significhi suonare una tastiera) che li aveva ormai consacrati nell'olimpo delle grandi band con un album praticamente perfetto nel genere. L'armoniosa voce di Anderson, cosi evocativa e mistica, gli intrecci musicali fra tutti gli strumenti, con i loro fraseggi complicati e i continui cambi di tempo, l'influenze classiche sempre presenti nelle tessiture di tastiera del grandissimo Rick Wakeman. Elementi imprescindibili che hanno fatto la fortuna di questo gruppo che non contento, continuando con questa lineup, sforna un altro capolavoro a distanza di un solo anno. Close To The Edge ("Vicino al Bordo"), questa volta però sotto forma di concept album, in cui si dice Anderson si sia ispirato al Siddharta di Herman Hesse, in cui si ha un risveglio "spirituale" di un giovane sul bordo di un fiume che rappresenta la vita del suo spirito. Il disco è diviso in 3 sole tracce, la Titletrack, And You And I e Siberian Khatru, rispettivamente di 18 minuti, 10 minuti e 9 minuti., che a loro volte sono suddivise in tanti passaggi (tranne Siberian Khatru) uniti fra loro senza compromettere l'ascolto, tanto che si fa fatica a notare il distacco tra un passaggio e un altro.
Si inizia con Close To The Edge, che dopo un intro di soli uccelli cinguettare con il suono di cascate in lontananza comincia il pezzo che per i primi 3 minuti si snoda sull'intreccio di tutti gli strumenti prima dell'arrivo della voce evocativa di Jon Anderson che traina tutta la canzone, con i suoi testi filosofici a farla da padrone ("Down at the edge, down by the river, close to the edge, round by the corner") fino ad arrivare alle parole che continueranno nei movimenti successivi ("I get up, I get down.."). Canzone capolavoro della band, la titletrack mette in mostra tutti i principali pregi della band, con menzione speciale per Rick Wakeman che delizia le orecchie con uno stupendo assolo d'organo quasi ecclesiastico. La canzone poi continuerà con vari cambi di tempo, e con reprise dei movimenti precedenti con l'aggiunta di vari cori a supporto di Anderson. And You And I invece dura molto meno della titletrack e ha i vari passaggi un po' più staccati fra loro, senza però perdere la magia classica della band. La canzone si apre con degli arpeggi di un magistrale Steve Howe sulla sua acustica per poi accompagnare gli altri strumenti dove però ne esce da vincitore Wakeman e la sua tastiera. Protagonista indiscusso in tutta la traccia, le sue tastiere sono l'elemento di maggior risalto in questa canzone con tutti gli altri musicisti a fare da supporto, fatta eccezione per la voce di Anderson. A chiusura abbiamo un brano più nei canoni classici del format canzone, con pochi cambi di tempo e bellissimi vocalizzi corali, con un fantastico intermezzo dettato ancora una volta dall'organi di Wakeman e dalla chitarra di Howe.
Purtroppo gli Yes non si sarebbero mai più ripetuti su questi livelli cambiando spesso formazione (già alla pubblicazione del disco Bill Bruford passò alla corte dei King Crimson), non riuscendo più a ricreare quella perfetta magia che caratterizza Fragile e il suddetto Close To The Edge.

Tracklist:

1. Close To The Edge - 18.43
- The Solid Time Of Change
- Total Mass Retain
- I Get Up I Get Down
- Seasons Of Man

2. And You And I - 10.09
- Cord Of Life
- Eclipse
- The Preacher The Teacher
- Apocalypse

3. Siberian Khatru - 8.55

Bonus Tracks (2003 reissue)

4. America (Single Version)
5. Total Mass Retain (Single Version)
6. And You And I (Alternate Version)
7. Syberia (Studio run-through Siberian Khatru)

Lineup:
Jon Anderson - Vocals
Steve Howe - Guitars and Background Vocals
Chris Squire - Bass and Background Vocals
Rick Wakeman - Keyboards
Bill Bruford - Drums and Percussions

Alcuni Video:
CLOSE TO THE EDGE pt.1
CLOSE TO THE EDGE pt.2
AND YOU AND I (live 1973)
SIBERIAN KHATRU
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venerdì 11 giugno 2010

MUSE - ABSOLUTION (2003)

Pubblicato da Andriy 203/A alle venerdì, giugno 11, 2010 Etichette: 2003, Alternative Rock
A due anni di distanza dal secondo album, il terzetto inglese torna sul mercato con un nuovo disco in cui provano a togliere ogni dubbio sulle proprie capacità compositive e musicali. Reduci da un album d'esordio (Showbiz, 1999) che cominciò a far girare il nome Muse in giro per il mondo presentando sonorità molto vicine ai Radiohead di Tom Yorke & Co. ma che con una certa ricercatezza nelle melodie, nei riff e grazie alla voce potente di Bellamy, riuscirono a farsi notare come band dalle ottime potenzialità. La band intanto matura passando per Origin of Simmetry (2001) uno dei migliori lavori del gruppo, che alterna pezzi energetici e potenti a pezzi più calmi e "sperimentali" fusi in un songwriting di maggior spessore e carattere, dando il giusto merito al lavoro di Bellamy, uomo macchina tutto fare della band (cantante, chitarrista, tastierista) nonostante l'ottimo lavoro in fase ritmica dato Chris Wolstenholme e Dominic Howard.

Absolution segue tutto questo, segnando un passo fondamentale della band: modellare sempre più le canzoni in vista di un successo commerciale che sarebbe arrivato di li a poco, senza abbandonare le atmosfere ora oniriche ora pesanti e "metalliche".
L'album parte con un intro, che fa da preludio ad Apocalypse Please, col suo quasi martellante pianoforte, scandito e seguito dal basso e dalla batteria ad accompagnare la voce di Bellamy, subito calda con le sue modulazioni e acuti in falsetto. Segue il singolo Time Is Running Out, e immediatamente il successo e la "fama" per la band con moltissimi passaggi su Mtv, cosa che ha cominciato a far crescere la loro importanza. Io stesso iniziai a interessarmi e seguirli dopo aver ascoltato questo pezzo fortemente potente, con un giro di basso in evidenza in coppia con uno schiocco di dita nelle strofe fino al ritornello quasi catchy che si conclude però con dei coretti non proprio azzeccatissimi. La successiva Sing for Absolution invece fa rilassare l'ascoltatore, guidato dal piano e dalla voce adesso soave di Bellamy, sempre presente col suo falsetto ormai riconoscibilissimo. Attenzione particolare meritano Hysteria e Stockholm Syndrome: due tracce molto aggressive, dal retrogusto metal che scaraventano chi ascolta in un vortice di potenza sonora unico. La prima, nonostante il suo famoso giro di basso distorto e quella chitarra acida nelle strofe, dimostra l'anima dei Muse, saper fare canzoni potenti, con vari effetti nelle strumentazioni, pur mantenendo una certa commercialità di fondo e una certa melodia portante. La seconda invece, che parla proprio della sindrome di Stoccolma (condizione psicologica in cui una vittima di un sequesto può provare sentimenti positivi per il proprio rapitore, arrivando addirittura ad innamorarsene) è una canzone metal a tutti gli effetti: riff iniziale di chitarra cattivo e duro, entrata della batteria e del basso in un unico flusso musicale che fa da sfondo alla voce di Bellamy che ricorre spesso al falsetto fino al ritornello impreziosito dal piano e sorretto da una sezione ritmica martellante. Altro discorso invece per Falling Away With You, malinconica, triste, eseguita per il primo minuto con solo la voce di Bellamy sorretta da una chitarra pulita, a mostrare quasi i due lati della stessa medaglia, o Butterflies and hurricanes, dove un efficace orchestrazione fa da contorno a una delle canzoni della band più pesantemente influenzate dalla musica classica, basti vedere l'assolo di piano a metà canzone, perfetto. Questo e altro sono i Muse: aggressività, potenza, malinconica, tristezza, energia, influenze classiche in un alchemia perfetta. Purtroppo dopo cominceranno, diremmo fattore naturale, a calare, alternando alti e bassi non raggiungendo fino ad oggi la freschezza dei primi 3 album.

Tracklist:
  1. Intro
  2. Apocalypse Please
  3. Time Is Running Out
  4. Sing For Absolution
  5. Stockholm Syndrome
  6. Falling Away With You
  7. Interlude
  8. Hysteria
  9. Blackout
  10. Butterflies and Hurricanes
  11. The Small Print
  12. Endlessly
  13. Thoughts Of A Dying Atheist
  14. Ruled By Secrecy
Lineup:
Matthew Bellamy - Vocals, Guitars, Keyboards and Piano
Chris Wolstenholme - Bass, Background Vocals
Dominic Howard - Drums and Percussions

Alcuni Video:
HYSTERIA (live Wembley)
STOCKHOLM SYNDROME
FALLING AWAY WITH YOU
BUTTERFLIES AND HURRICANES
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mercoledì 9 giugno 2010

EXTREME - EXTREME (1989)

Pubblicato da Andriy 203/A alle mercoledì, giugno 09, 2010 Etichette: 1989
More Than Words. Al sentire queste parole le prime cose che vengono in mente sono il gruppo che l'ha incisa, gli Extreme, e la sua semplice struttura basata su una chitarra acustica e una voce lenta e romantica che ha fatto sognare milioni di persone agli inizi degli anni 90. Pochi però sanno che il genere proposto dalla band è un po' lontano dalla ballad che li ha consacrati al grande pubblico. Il primo disco della band di Boston capitanata da Gary Cherone (futuro cantante dei Van Halen dopo la dipartita di Sammy Hagar) e dal funambolico Nuno Bettencourt ricalca la moda di fine anni 80 dell'hair metal, con cori in evidenza, melodie subito riconoscibili, pur apportando qualche piccola influenza Funky, elemento che dal prossimo disco della band, Pornograffiti (dove vi è More Than Words) li caratterizzerà in modo più marcato.

Parte del merito comunque va al grandissimo lavoro alla chitarra di Nuno Bettencourt, che prendendosi la responsabilità di un Eddie Van Halen, sforna riff come se niente fosse, passando ad assoli mai noiosi o banali. Uno dei chitarristi ritmici più bravi che siano mai esistiti (nessun riff viene mai rifatto nello stesso modo da Nuno, che porta sempre passaggi o soluzioni nuove) che grazie alla sua chiara matrice funk distacca gli Extreme dalle tante band cloni di quel periodo.
Il disco scivola via con canzoni aggressive di chiara matrice hard rock quali Little Girls (chiara ispirazione Van Halen o Aerosmith) Kid Go, Mutha Don't Wanna Go To School Today (con un riff imparentato stretto con quello di Unchained dei Van Halen), col classico ritornello intonato da tutto il gruppo. Vi sono anche dei bei lenti come Watching, Waiting con un Cherone in grande spolvero o episodi meno duri come Wind Me Up. Menzione d'onore per Play With Me, che contiene l'essenza dei primi Extreme: fraseggio iniziale di nuno che sfocia in un riff serrato fino al ritornello cantato da tutta la band, una parte cantata da dei bambini che fa da preparazione ad uno degli assoli più belli che Bettencourt abbia mai composto ed eseguito. Chapeaux! Disco che merita comunque attenzione per chi vuole conoscere una band non ancora alla sua completa maturazione che avverrà di li a poco nel giro di due anni, ma che già aveva le carte in regola per dare uno scossone ad un genere ormai fossilizzato e agli sgoccioli.


Tracklist:
  1. Little Girls
  2. Wind Me Up
  3. Kid Ego
  4. Watching Waiting
  5. Mutha, Don't Wanna Go To School Today
  6. Teacher's Pet
  7. Big Boys Don't Cry
  8. Smoke Signals
  9. Flesh 'N Blood
  10. Rock A Bye Bye
  11. Play With Me
Lineup:

Gary Cherone - Lead Vocal
Nuno Bettencourt - Guitars, Synthesizers, Percussion, Piano, Background Vocals
Pat Badger - Bass, Background Vocals
Paul Geary - Percussion, Drums, Background Vocals

Alcuni Link:
Mutha, Don't Wanna Go To School Today
Wind Me Up
Play With Me
Little Girls
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QUEEN - A KIND OF MAGIC (1986)

Pubblicato da Andriy 203/A alle mercoledì, giugno 09, 2010 Etichette: 1986
I Queen, si sa non sono facilmente etichettabili in un genere musicale ben preciso. D'altronde per una band di questa caratura, sarebbe alquanto riduttivo venire rinchiusi dentro delle "pareti" di questo o quel genere, in una sorta di prigione per tutti quei musicisti in grado di destreggiarsi grazie alla loro bravura in diversi stili musicali. Nel caso di grandi band, o di band che hanno fatto la storia della musica, proprio come la band di Mercury (o per es. i Rush) si parla di periodi più o meno lunghi dove il gruppo si cimenta in un determinato genere. I Queen degli anni 80, lasciandosi alle spalle quello stile barocco e corposo, pieno di sovraincisioni vocali e strutture musicalmente complessi, cercando di "semplificare" un po' il loro sound. Ed ecco che inizia il periodo più commerciale (anche se sarebbe riduttivo usare il termine commerciale in questo caso) iniziato con The Game del 1980 che nonostante le ottime vendite del singolo Another One Bites The Dust vede all'interno inserti dell'appena nata disco music e dei sintetizzatori, strumenti in passato sempre rifiutati in studio di registrazione Nonostante le prime discordie tra i fan il gruppo continua su questa strada prima con Hot Space nell'1982 con al suo interno varie influenze funky e poi due anni dopo con The Works che vedeva al suo interno un leggero ritorno ai classici stilemi della band (giri di basso riconoscibili, e riff di chitarra imponenti vedi Hammer To Fall), non dimenticando del tutto le influenze disco (Radio Ga Ga).

Si deve ad A Kind Of Magic il ritorno della band a un suono più classico, più rock. L'album in realtà è la colonna sonora del film Highlander - L'ultimo immortale (con Cristopher Lambert), fattore che determina in modo determinante il successo dell'album soprattutto in terra madre inglese, dove raggiunge la posizione num. 1 e rimanendo per ben 63 settimane in classifica. Il sound della band si fa pià diretto, più tagliente, aggressivo, pur senza dimenticare i momenti rilassanti o "stravaganti" come One Year Of Love, canzone malinconica scritta da Deacon che vede un pianoforte e la splendida voce di Freddie Mercury, e un assolo di sax (a causa di una lite tra lo stesso Deacon e May che vide il primo tagliare l'assolo di chitarra aggiungendo il sax). Il disco comunque si apre con una delle canzoni che da quel momento in poi sarebbe diventata l'opener dei loro concerti e cioè One Vision. Voce quasi diabolica iniziale accompagnata da una tastiera che prepara pian piano ad uno dei riff più riconoscibili della storia del rock. Segue la title track, con una sezione ritmica quasi basilare e con la melodiosa e armoniosa voce di Freddie tiene l'ascoltatore ancorato sulla sedia. La semplicità continua con Friends Will Be Friends, altro classico dei Queen, che nonostante la struttura semplice, ci regala quella musica genuina affrontando il tema dell'amicizia. Menzione d'onore va a due delle più belle canzoni che la Regina abbia mai composto: Who Wants To Live Forever e Princes Of The Universe. L'epicità e la grandezza della prima, credo siano fuori discussione, cosi come penso siano pochi su questo pianeta a non conoscerla. Grazie alle orchestrazioni e ad una prestazione assolutamente "aliena" di Freddie Mercury porta chi la ascolta a fermare tutto per cinque minuti, e assaporare la magia trasmessa. Princes of the universe invece è assolutamente una scarica di adrenalina ad alti livelli, rock diretto e aggressivo grazie a Mercury e alle secondi voci, sempre presenti e marchio di fabbrica della band. Cambio di tempo a metà canzone, velocità aumentata e un Freddie sugli scudi che incita come solo un vero frontman sa fare sorretto dal riffing serrato di May che esplode poi nei ritornelli finali. Da citare anche l'altrettanto potente Gimme The Prize, altra gemma di hard rock, con ancora un Mercury veramente di una potenza devastante pronto a stupire e impressionare.
Di li a poco i tre sold out consecutivi a Wembley, la pausa, i vari impegni solisti di Freddie, la malattia che avanzava incessantemente, e Innuendo, il canto del cigno di una band che potremmo definire proprio "highlander".


Tracklist:
  1. One Vision
  2. A Kind Of Magic
  3. One Year Of Love
  4. Pain Is So Closure To Pleasure
  5. Friends Will Be Friends
  6. Who Wants To Live Forever
  7. Gimme The Prize
  8. Don't Lose Your Head
  9. Princes Of The Universe
Lineup:

Freddie Mercury - Vocals, Piano and Synthesisers
Brian May - Lead Guitar, Keyboards, Backing Vocals, Synthesisers, Vocals (Lead Vocals on Who wants to live forever)
John Deacon - Bass, Rythm Guitar, Synthesisers, Backing Vocals
Roger Taylor - Drums, Electronic Drums, Synthesisers, Backing Vocals

Alcuni Video:

Who Wants To Live Forever (Live Wembley 1986)
One Vision
Princes of The universe
One Year of love
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venerdì 4 giugno 2010

WHITESNAKE - 1987

Pubblicato da Andriy 203/A alle venerdì, giugno 04, 2010 Etichette: 1987, Hard n Heavy
Nel panorama hard 'n heavy un posto di tutto rispetto lo meritano i Whitesnake del sempre verde David Coverdale. Dopo essersi separato dai Deep purple (e aver dato alla luce capolavori come Burn o Stormbringer) il singer si imbarcò in questo progetto risultando in quasi 30 anni di carriera l'unico membro dalla fondazione della band a essere presente in tutti gli album. Il genere proposto almeno all'inizio era un hard rock con venature blues, grazie anche alla capacità vocali di mr. Coverdale, che lo hanno consacrato nell'olimpo dei migliori frontman-cantanti del panorama rock mondiale. Il vero successo, coronato da più di 8 milioni di copie vendute solo negli USA arrivò soltanto nel 1987 con l'album, intitolato appunto 1987. In realtà l'album ebbe 3 diversi titoli, in Giappone venne intitolato "Serpens Albus"(serpente bianco in latino), in Europa appunto "1987", e negli USA semplicemente "Whitesnake, con conseguenti cambi di tracklist. Coverdale da musicista intelligente vedendo il panorama musicale completamente in mano alle hair metal band (Bon jovi, Motley crue, Def Leppard), prova a modificare il classico stile della band, eliminando quelle influenze blues e passando ai famosi ritornelli facili da ricordare, grandi cori, centrando l'obiettivo. Il risultato è un hard rock melodico di grande caratura che lo consacrerà non solo come migliore album della band ma come uno dei migliori album hard rock della storia. Alla corte del serpente bianco stavolta abbiamo un magistrale John Sykes alla chitarra (ex Thin Lizzy) Ainsley Dunbar alla batteria (ex Journey, David Bowie, F. Zappa) e Neil Murray al basso, che insieme al già citato Coverdale sfornano una prestazione fuori dal comune.

Il disco alterna momenti puramente hard rock quali l'opener Still of the night (dove la grinta e lo stile blues di coverdale regnano), Bad Boys e Give Me All Your Lovin, ad altri meno pesanti e più melodici quali Straight to your heart, la ballad Is This Love o Looking For Love. Il disco inoltre presenta 3 tracce già presenti in album precedenti della band, reincise in modo differente quali Fool For You Lovin (Ready And Willing), Here I Go Again e Crying In The Rain (da Saints and sinners). Disco che non può mancare nella collezione di ogni amante del rock che si rispetti, che va ad aggiungersi ad altre perle di quel biennio 86 87 (Hysteria dei Def Leppard, Slippery When Wet dei Bon Jovi, Appetite For Destruction dei Guns n roses, Permanent Vacation degli Aerosmith e molti altri).

Tracklist:

  1. Still Of The Night
  2. Bad Boys
  3. Give Me All Your Love
  4. Looking For Love
  5. Crying In The Rain
  6. Is This Love
  7. Straight For The Heart
  8. Don't Turn Away
  9. Children Of The Night
  10. Here I Go Again
  11. Don't Break My Heart Again

Lineup:

David Coverdale - Vocals
John Sykes - Guitars
Neil Murray - Bass
Ainsley Dunbar - Drums

Ospiti:
Don Airey - Keyboards
Adrian Vandenberg - Guitars

Alcuni link:
IS THIS LOVE
STILL OF THE NIGHT (live 2006)
BAD BOYS
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martedì 1 giugno 2010

STARBREAKER - STARBREAKER (2005)

Pubblicato da Andriy 203/A alle martedì, giugno 01, 2010 Etichette: 2005, Melodic Metal
La storia di questa band inizia nel 2005 grazie all'unione di due grandissimi musicisti: Tony Harnell, dotatissimo cantante svedese che in molti ricorderanno voce nei TNT, e Magnus Karlsson, chitarrista che nel 2005 non era ancora proprio conosciutissimo ma che aveva già fatto parlare di se gli esperti del settore progressive-melodic metal grazie alla sua band, i Last Tribe, grazie al suo riffing preciso e tenace e che in futuro verrà chiamato nei Primal Fear di Ralf Scheepers ad occupare il posto di chitarra ritmica lasciato vacante dal defezionario Stefan Liebing.
Ai due musicisti si vanno ad aggiungere Fabrizio Grossi al basso, bassista noto per aver collaborato con gente del calibro di Steve Vai, Frank Gambale o David Lee Roth per citarne alcuni, e produttore di molte band quali House Of Lords, Slash, Steve Lukather, che ha offerto il proprio contributo anche in fase di mixing, coadiuvando il lavoro di Karlsson in fase di produzione, e John Macaluso (ex Malmsteen, ARK, James LaBrie) col suo drumming potente e aggressivo.

La proposta musicale offerta dalla band si avvicina più a quel melodic metal vicino ai Last tribe di Karlsson piuttosto che all'hard rock dei vecchi TNT di Harnell, con ritmi veloci e riff granitici con una melodia di sottofondo che magari si ripete spesso nella canzone. (Costante che troveremo nei futuri lavori di Karlsson vedi il progetto Allen/Lande.
L'intero album è un concentrato di potenza: inizia Lies che trainata da un intro possente e una strofa quasi calma esplode poi in un ritornello urlato da Harnell quasi a sottolineare le menzogne che ogni giorno sentiamo dappertutto ("Lies, on the tv screen, in the magazine, everything"...) e continua con Break My Bones, che parte subito in quarta, veloce e potente con Harnell e Karlsson capaci di sfornare una prestazione veramente da oscar. Proseguendo troviamo varie canzoni con dei piccoli innesti di pianoforte, ma senza mai snaturare il sound della band, vedi Days of confusion, Underneath a falling sky e Light at the end of the world che nonostante le intro calme e quasi malinconiche arrivano man mano ad esplodere nei loro ritornelli. C'è spazio anche per una traccia strumentale, Dragonfly, che, come se ce ne fosse ancora bisogno, permette ai musicisti di dare sfogo alle proprie abilità tecniche.
Un album assolutamente da non perdere, grazie alla splendida performance di un Tony Harnell rinato e ai suoi massimi livelli, vero punto forte del disco.

Tracklist:
  1. Die For You
  2. Lies
  3. Break My Bones
  4. Crushed
  5. Days Of Confusion
  6. Transparent
  7. Light At The End Of The World
  8. Cradle To the Grave
  9. Underneath A Falling Sky
  10. Turn It Off
  11. Dragonfly
  12. Save Yourself
Lineup:

Tony Harnell - Vocals
Magnus Karlsson - Guitars, Keyboards
Fabrizio Grossi - Bass
John Macaluso - Drums

Alcuni Link:

LIES
BREAK MY BONES
DAYS OF CONFUSION
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giovedì 27 maggio 2010

STEVE VAI - PASSIONS AND WARFARE (1990)

Pubblicato da Andriy 203/A alle giovedì, maggio 27, 2010 Etichette: 1990, Instrumental
Descrivere un personaggio come Steve Vai, testimone di un modo di concepire la chitarra in modo estremo, tra effetti e virtuosismi vari, non è roba facile. In poche righe si può dire che già da giovanissimo arrivò alla corte di quel genio di Frank Zappa, che prima gli diede l'incarico di trascrittore di partiture, e dopo di esecutore dei suoi pezzi più complicati. In seguito girò in varie band: prima negli Alcatrazz sostituendo un altro guitar hero come Malmsteen e pubblicando Disturbing the peace, poi nel 86 entra a far parte del gruppo di David Lee Roth (appena uscito dai Van Halen) suonando nei suoi primi due album da solista (Eat'em and smile, Skyscraper). Nel 1987 viene chiamato a sostituire l'infortunato Adrian Vandenberg negli Whitesnake di mister David Coverdale poco prima delle registrazioni di Slip Of The Tongue (masterpiece del serpente bianco). A questo punto comincia la sua fortunata carriera solista, dedicandosi anche al progetto G3 (concerto in cui si esibiscono prima a turno, e poi in una jam tutti insieme, tre chitarristi che eseguono canzoni del proprio repertorio) in giro per l'america con il suo insegnante di chitarra e grandissimo amico Joe Satriani, andando a formare la coppia più stabile di tutto il progetto (variando solamente il terzo chitarrist).

Il successo arrivò con Passions And Warfare, album interamente strumentale concepito sulla base di alcuni sogni che lo stesso Vai ebbe in gioventù. L'album mostra quanto sia geniale, contorto e mistico lo stesso chitarrista. L'album è un tripudio di melodie, di effetti, e ovviamente di virtuosismi (d'altronde non a caso è considerato uno dei più grandi virtuosi di sempre) dai ritmi sostenuti e riff vulcanici di Erotic Nightmares, fino ad un altrettanto energica the animal (ottimo il lavoro di Stu Hamm al basso), a Answers con tutte le sue sperimentazioni e strani effetti di chitarra, tanto cari a Vai e che faranno la sua fortuna.
Come non citare For The Love Of God, probabilmente il pezzo più famoso del chitarrista, basata su un tema molto intimo che via via da un atmosfera lenta quasi mistica arriva alla parte finale con degli shred azzeccatissimi ma mai fuori luogo, che fanno di questa canzone una piccola gemma. D'altronde Vai registrò in particolare questa canzone in un periodo dove non mangiò per 10 giorni, registrandola il 4° giorno, per creare in lui quello stato mentale preciso che avrebbe dato alla song quel tocco epico/mistico. In The Audience is Listening troviamo un bambino (immaginando lo stesso Steve) che inizia a suonare una canzone scritta per gli amici, e che canzone: energica, solare, ritmi veloci...E non poteva mancare la citazione al maestro ispiratore che risponde al nome di Frank Zappa in Alien Water Kiss, con il suo allucinante insieme di suoni e melodie senza un apparente senso logico.
Un album che consacrò la storia di un chitarrista che di lì in avanti lo avrebbe portato nella lista dei chitarristi più conosciuti e importanti della storia del rock, e che dimostra come la tecnica debba essere posta al servizio della musica.

Tracklist:
  1. Liberty
  2. Erotic Nightmares
  3. The Animal
  4. Answers
  5. The Riddle
  6. Ballerina 12/24
  7. For The Love Of God
  8. The Audience Is Listening
  9. I Would Love To
  10. Blue Powder
  11. Greasy Kids Stuff
  12. Alien Water Kiss
  13. Sisters
  14. Love Secrets
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mercoledì 26 maggio 2010

BANG TANGO - PSYCHO CAFE (1989)

Pubblicato da Andriy 203/A alle mercoledì, maggio 26, 2010 Etichette: 1989, Hard Rock

La storia di questa band comincia, come per moltissime band in quel periodo, a Los Angeles, terreno fertile per l'hair metal e l'hard rock.
Dopo aver firmato un contratto per la MCA il gruppo da alla luce il suo primo disco intitolato Psycho Cafè.
Il genere proposto però non è il classico rock zuccheroso classico in quegli anni, ma un hard rock solido e deciso, impreziosito da ritmi funk.
Grazie a questo tipo di musica riuscirono a guadagnarsi un discreto successo che li portò alla posizione 158 della classifica Billboard statunitense e a vari passaggi su MTV.

Musicalmente abbiamo un mix tra Guns n' roses e Aerosmith: infatti mentre riff e sonorità ricordano molto la band di Slash & co.., vocalmente Joe LeSte ricorda moltissimo il cantato graffiante, rauco e aggressivo di Steven Tyler, destreggiandosi benissimo in queste sonorità quasi funk offrendo una buonissima prova.
Le canzoni scivolano via facilmente delineando poche cadute di tono, da citare la splendida Just For You (qualcuno ha detto Patience dei Guns n' roses? ndr) completamente acustica, o le varie Do What You're Told (fantastico l'intro del basso in slap) Love Injection, Breaking Up A Heart of Stone.

Menzione d'onore per il bassista, protagonista forse più delle parti di chitarra, che riesce a creare groove assolutamente preziosi all'economia del disco, grazie ad una produzione che lo mette in evidenza con un volume abbastanza alto del suo strumento, arrivando a costeggiare lidi puramente funk.

Tracklist:
  1. Attack of Life
  2. Someone Like You
  3. Wrap My Wings
  4. Breaking Up A Heart Of Stone
  5. Shotgun Man
  6. Don't Stop Now
  7. Love Injection
  8. Just For You
  9. Do What You're Told
  10. Sweet Little Razor
LineUp:

Joe LeSte - Vocals
Mark Knight - Guitars
Kyle Stevens - Guitars, Background Vocals
Kyle Kyle - Bass, Background Vocals
Tigg Ketler - Drums and Percussions


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martedì 25 maggio 2010

H.E.A.T. - H.E.A.T. (2008)

Pubblicato da Andriy 203/A alle martedì, maggio 25, 2010 Etichette: 2008, Melodic Rock

"Premessa"
Se dobbiamo definire i paesi o una zona del mondo che ha permesso la rinascita del melodic rock nel post 2000, sfornando un numero impressionante di band che si rifanno ai gloriosi anni 80 senza però scadere nel riciclato, allora la risposta sarà una sola: la Scandinavia (e precisamente Svezia e Finlandia)

Negli ultimi anni sono nate band come funghi, tutte con i propri pregi o difetti, ma con una costante comune: gli anthem da stadio, i ritornelli grandiosi, e quel senso della melodia innata.
La Svezia, dopo aver dato i natali a band di tutto rispetto nel panorama rock melodico (Europe, Treat o i Talisman sono alcuni di questi gruppi storici) si è confermata una fucina di valore immenso. Proprio dalla terra di Tempest & Co. che arrivano gli H.E.A.T, che hanno preso al volo tutto quello che era stato fatto fin ora, creando un mix assolutamente esplosivo.

"H.E.A.T."
Canzoni come Late Night Lady, Never Let Go o Keep on Dreamin dimostrano quanto questi 6 ragazzi ci diano dentro con l'anima, avendo il ritmo e il desiderio di far scatenare l'ascoltatore nel sangue, mentre gli episodi meno "festaioli" come le ballad Follow Me o Cry non hanno nulla da invidiare alle dirette o storiche concorrenti di band magari più blasonate (Winger, Danger Danger ecc). Melodie di facile assimilazione, ritornelli da cantare continuamente, frequenti assoli mai scontati o fini a se stessi che si intrecciano con le tastiere onnipresenti, frequenti cori e armonie vocali, il tutto impreziosito da una produzione moderna che scongiura quel senso di "vecchio" che potrebbe scaturire ascoltandoli.
Se fosse uscito nel biennio 89-90 sicuramente avrebbe venduto quelle 3-4 milioni di copie che si merita di diritto.
Voglio spendere una nota di merito però soprattutto al cantante, Kenny Leckremo. Questo giovane ha tutto quello che un cantante dovrebbe avere per il genere proposto: un timbro chiaro e pulito, un estensione vocale paurosa che gli permette di non risparmiarsi MAI dando veramente il massimo in ogni canzone con numerose alzate di tono vistose e acuti veramente potenti senza mai perdere punti neanche nelle parti più calme o nelle canzoni che richiedono una certa atmosfera. Un cantante da tenere d'occhio.

*l'album proposto è in versione Tour Edition che oltre a contenere alcune canzoni dell'album in versione alternativa, contiene alcuni inediti come la canzone con la quale hanno partecipato e raggiunto la finale al Melodifestivalen (una sorta di Sanremo Svedese ma di qualità superiore che decreta il rappresentante svedese per l'Eurovision Song Contest).


Tracklist:
  1. Intro
  2. There For You
  3. Never Let Go
  4. Late Night Lady
  5. Keep On Dreaming
  6. Follow Me
  7. Straight For Your Heart
  8. Cry
  9. Feel It Again
  10. Straight Up
  11. Bring The Stars
  12. You're Lying
  13. Feel The Heat
  14. Stay (2008 version)
  15. Change
  16. Scream
  17. Keep On Dreaming (2005 version)
  18. Cry (2005 version)
  19. Never Let Go (2005 version)
  20. Late Night Lady (2005 version)
  21. 1000 Miles (Melodifestivalen)
LineUp:

Kenny Leckremo - Vocals
Dave Dalone - Guitars
Eric Rivers - Guitars
Jona Tee - Keyboards
Jimmy Jay - Bass
Crash - Drums

Alcuni Link

1000 MILES
KEEP ON DREAMING LIVE
CRY (LIVE)
STRAIGHT FOR YOUR HEART

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lunedì 24 maggio 2010

Welcome To Rock Show!!!!

Pubblicato da Andriy 203/A alle lunedì, maggio 24, 2010

Dopo tanto tempo eccolo finalmente prendere vita, lo spazio personale dove poter condividere tutti i miei gusti musicali.

Rock Circus è concepito come luogo di ritrovo per chi ami la buona musica, a prescindere da generi o etichette, un luogo dove poter commentare e perchè no discutere su un determinato disco di una determinata band..

Ogni critica è sempre ben accetta, se si mantiene un rispetto reciproco fra tutti..

Dopo i primi due album come regalo iniziale, spero di poter tenere costantemente aggiornato questo blog in modo da tenerlo sempre vivo e pulsante.

Ma adesso basta con le parole, cala il sipario, inizia lo spettacolo, LET'S GET ROCKED!!!!!!!!!!!

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venerdì 21 maggio 2010

ALIAS - ALIAS (1990)

Pubblicato da Andriy 203/A alle venerdì, maggio 21, 2010 Etichette: 1990, Melodic Rock

"Pre Alias"
La scena musicale canadese negli anni 80-90 è stata sempre fonte di band interessanti che cercavano di competere con l'egemonia statunitense in campo rock melodico. La battaglia sembrava quasi persa in partenza visto l'infinito numero di band provenienti dagli States, alcune delle quali importantissime per il genere, al confronto con i pochi gruppi canadesi. Mentre in campo prog-rock i Saga stavano per pubblicare due dei loro lavori migliori (Worlds Apart - 1981, e Heads or Tales - 1983) in campo Aor si affacciavano gli Sheriff, che diedero la luce il proprio debut e unico album. Il disco fu un concentrato di melodia con grandissime armonie vocali (trainate da Freddy Curci, singer di un talento smisurato con una grandissima estensione)
La band acquistò così popolarità grazie alla ballad scelta come singolo "When i'm with you" che riuscì ad arrivare al numero 1 della classifica canadese nel 1983. Ma non è tutto, dopo ben sei anni dalla scalata della chart canadese, un dj a NY cominciò a farla girare, consentendo in poco tempo di scalare la classifica statunitense arrivando fin all'inarrivabile numero 1 (dopo ben sette anni dall'uscita dell'album).

"Alias"

Fu proprio grazie al successo di When i'm with you che Freddi Curci e Steve De Marchi (pure lui negli Sheriff alla chitarra) decisero di tornare sulla scena. E il risultato fu dei più grandi nella storia del rock melodico. Un album da avere assolutamente. Tutto è mischiato come si deve, con poche sbavature o fuori pista. La voce di Freddi come sempre pulita, fresca, melodica e potente ci guida verso brani in cui solo la MELODIA fa da padrone. Il tutto condito dalle semplici ma mai scontate linee di chitarra di Steve, con un gusto sopraffino. Solida la sezione ritmica, che senza strafare fa il proprio compito in maniera ottimale. Personalmente credo che il punto forte sia il già citato Curci, con una voce che ti rimane in testa, con quei ritornelli di facile assimilazione, e quei cori di una potenza devastante (cito Haunted Heart, What To Do o One More Change). Menzione a parte per la ballad di turno che ogni gruppo del genere ha nel proprio repertorio e che ha fatto sognare centinaia di ragazzi e ragazze: More than words can say. Supportata da un video adatto per l'occasione, la si può definire la When i'm with you degli anni 90, patinata e romantica al punto giusto, compresa la nota finale che Curci tiene sospesa per un po' (quasi a ricordare i 20 secondi finali di WIWY in cui tiene una nota fino a svanire...). Per la serie "I'm BACK!!"


Tracklist:

1. Say What I Wanna Say (4:45)
2. Haunted Heart (3:52)
3. Waiting For Love (4:38)
4. The Power (4:26)
5. Heroes (5:22)
6. What To Do (4:18)
7. After All The Love Is Gone (4:17)
8. More Than Words Can Say (3:54)
9. One More Chance (3:37)
10. True Emotion (4:59)
11. Standing In The Darkness (4:34)

Line up:
Freddy Curci - Vocals
Steve DeMarchi - Lead Guitars
Roger Fisher - Guitars
Steve Fossen - Bass
Roger DeRosier - Drums

Alcuni link video:
Sheriff:
When I'm With You
Alias:
Haunted Heart
Alias:
One More Change
Alias:
More Than Words Can Say (Live)
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